Testimonianze riguardo l’importanza della dritta sono presenti anche tra i documenti storici. La sua coltivazione, iniziata in Abruzzo già dal V – IV secolo avanti Cristo, ebbe un notevole sviluppo all’epoca della dominazione romana, grazie anche alle condizioni climatiche favorevoli della zona. Abbiamo testimonianze di questa produzione sia dai testi di Virgilio e Ovidio e di altri scrittori minori, sia dai resti degli antichi trappeti. Durante il periodo imperiale l’olivo e altri prodotti agricoli divennero merce di scambio tra l’Abruzzo e la capitale. Durante le invasioni barbariche e all’inizio del Medioevo la varietà veniva coltivata unicamente a livello familiare, ma, verso il 1200, nelle abbazie dei frati Benedettini Cisternesi si cominciò la selezione e lo sviluppo della sua coltivazione. Durante la dominazione spagnola l’economia e l’agricoltura abruzzese ebbero un periodo di decadenza, ma all’inizio del 1800, con la trasformazione del latifondo feudale in latifondo borghese e con la concessione agli agricoltori delle proprietà ecclesiastiche, l’agricoltura ebbe un nuovo sviluppo, soprattutto con la coltivazione dell’olivo in cui la dritta era la varietà più diffusa. Nell’Area Vestina, come abbiamo scritto, convivevano due realtà diverse, da una parte le grandi famiglie latifondiste e dall’altra i possessori di piccoli appezzamenti di terreno. Spesso le grandi famiglie possedevano all’interno della città un proprio frantoio. A Penne si ricorda presso Piazza Luca da Penne il Frantoio “D’Alfonso” ed a Loreto Aprutino i frantoi Casamarte, Acerbo, Palladini, Treccia-Casamarte.
Nell’Area Vestina, come abbiamo scritto, convivevano due realtà diverse, da una parte le grandi famiglie latifondiste e dall’altra i possessori di piccoli appezzamenti di terreno. Spesso le grandi famiglie possedevano all’interno della città un proprio frantoio. A Penne si ricorda presso Piazza Luca da Penne il Frantoio “D’Alfonso” ed a Loreto Aprutino i frantoi Casamarte, Acerbo, Palladini, Treccia-Casamarte. La presenza dei piccoli proprietari dediti alla coltivazione dell’olivo ed alla produzione di olio non solo permetteva loro di integrare il loro reddito, a livello di singola famiglia, ma permetteva dal punto di vista sociale di valorizzare il prodotto e di mantenere vive le tradizioni. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 erano presenti i vetturali, proprietari di vetture (cavalli, carri…) che trasportavano l’olio spesso al di fuori dell’Abruzzo, nel Regno di Napoli, al fine di commercializzarlo. Nel Comune di Loreto Aprutino questa attività ha portato alla nascita di una tradizione: durante la ricorrenza di San Zopito, i vetturali andavano in chiesa a ringraziare il santo che li aveva protetti. L’analisi del gruppo di lavoro ha raccolto altri dati tecnici che rafforzano gli elementi identitari della comunità.
“Il tempo che si rinfresca ed il mare che si increspa. Tutto mi dice che l’inverno è arrivato per me e che bisogna, senza indugio, raccogliere le mie olive e offrirne l’olio vergine all’altare del buon Dio.”
Frédéric Mistral